FIORINA CALZATURE yoox beige Pelle n1ziO

SKU-13052-fzk783
FIORINA CALZATURE yoox beige Pelle n1ziO
FIORINA CALZATURE yoox beige Pelle n1ziO

Menu

Salta al contenuto principale
Governo italiano
CONVERSE BIANCA POISON loggicalzature Pizzo 7y2AhAR
Territorio e autonomie locali
Categoria
15.07 Disposizioni particolari
Sintesi/Massima

Richiesta rimborso spese legali sostenute responsabile ufficio Tecnico Comunale (collocato in pensione), in giudizio responsabilità amministrativa, successivamente assolto con formula “non rinvenendosi nel comportamento del predetto neanche gli estremi della colpa lieve” - Legittimità corrispondere (per onorari e diritti spettanti difensore) importo stabilito Corte dei Conti (in sentenza) oppure quello complessivo lordo risultante da preavviso parcella.

Testo

Un Ente ha rappresentato che un dipendente, attualmente collocato in pensione, ha chiesto il rimborso delle spese legali sostenute nel giudizio per responsabilità amministrativa promosso dal Procuratore Regionale presso la Corte dei Conti –Sezione Giurisdizionale per la Regione. , per fatti ed atti commessi nell'esercizio delle funzioni di responsabile dell'Ufficio Tecnico Comunale. Il dipendente, come si evince dalla sentenza emessa dalla Corte dei Conti in data 13.10.2006, è stato assolto 'non rinvenendosi nel comportamento del predetto neanche gli estremi della colpa lieve'. Con la medesima sentenza la Corte dei Conti ha posto a carico del Comune l'importo relativo agli onorari e ai diritti spettanti al difensore del dipendente, in complessivi Euro 500. Tale cifra si discosta dall'importo complessivo lordo risultante dal preavviso di parcella del predetto legale per l'attività professionale svolta (Euro 5.570,42). L'Amministrazione chiede pertanto di conoscere se debba provvedere a pagare l'importo stabilito nella citata sentenza dalla Corte dei Conti oppure se sia tenuta a pagare l'importo complessivo lordo risultante dal preavviso di parcella del legale difensore del dipendente. Si rileva, preliminarmente, che la disposizione recata dall'art.28 del Contratto collettivo nazionale lavoro dei dipendenti locali del 14.9.2000 (citata dall' Ente) non trova applicazione nella fattispecie in esame, tenuto conto che tale norma contrattuale disciplina il rimborso delle spese legali sostenute per la difesa di dipendenti coinvolti in procedimenti di responsabilità civile e penale. Per quanto attiene ai giudizi di responsabilità amministrativa e contabile occorre invece fare riferimento al comma 2 bis dell'art.3 del D.L.n.543 del 1996 convertito nella legge n.639 del 1996 ('Disposizioni urgenti in materia di ordinamento della Corte dei Conti') che dispone, tra l'altro: ' in caso di definitivo proscioglimento, le spese legali sostenute dai soggetti sottoposti al giudizio della Corte dei Conti sono rimborsate dall'amministrazione di appartenenza'. Tale norma non chiarisce, però, se gli enti possano autonomamente valutare la congruità delle relative spese da rimborsare. A tal riguardo, si rileva che il comma 1 dell'art.18 del decreto legge 25.3.1997, n.67 convertito nella legge 23.5.1997, n.135, riferito ai dipendenti di amministrazioni statali, stabilisce che le spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti, in conseguenza di fatti ed atti connessi con l'espletamento del servizio o con l'assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità, sono rimborsate dalle amministrazioni di appartenenza nei limiti riconosciuti congrui dall'Avvocatura dello Stato. La legge n.248 del 2.12.2005, in sede di conversione del decreto legge n.203 del 30.9. 2005, ha inserito l'art.10 bis il quale, al comma 10, ha interpretato le predette norme nel senso che il giudice contabile , in caso di proscioglimento nel merito, liquida l'ammontare degli onorari e dei diritti spettanti alla difesa del prosciolto, fermo restando il parere di congruità dell'Avvocatura dello Stato da esprimere sulle richieste di rimborso avanzate all'amministrazione di appartenenza. La valutazione del giudice per la liquidazione delle spese, come affermato dalla Sezione IV del Consiglio di Stato, con sentenza del 24 maggio 2005, n.2630 , consente di ricavare la congruità del rimborso partendo dall'attività difensiva in concreto spiegata dal difensore, dal momento che anche la parcella vistata dal competente Ordine professionale, non è vincolante per il giudice in ordine alla liquidazione degli onorari, costituendo una semplice dichiarazione unilaterale del professionista. Il citato intervento normativo del legislatore del 2005 (richiamato dalla recente giurisprudenza della Corte dei Conti.- cfr Sentenza n.159/2006 del 5.6.2006- Sez. Giurisdizionale per la Regione Basilicata), nel disporre che il giudice contabile, in caso di proscioglimento nel merito, liquidi l'ammontare degli oneri spettanti alla difesa delle persone prosciolte, ha tenuto conto, sia dell'esigenza di tutelare il diritto al rimborso per le spese legali sostenute a causa di fatti connessi allo svolgimento di pubbliche funzioni, sia dell'esigenza di rendere compatibile l'esercizio di tale diritto con il contenimento della spesa pubblica, rimettendo alla valutazione del giudice la misura del rimborso. Ciò anche al fine di evitare che il rimborso delle spese legali da addebitare all'amministrazione sia determinato successivamente e separatamente dalla sentenza, nell'ambito di un rapporto tra l'amministrazione e il soggetto prosciolto. In caso di sentenza completamente assolutoria, come nel caso in specie, il giudice liquida, pertanto, le spese legali (onorari e diritti spettanti ai difensori dei convenuti), da porre a carico dell'amministrazione a seguito di apposita nota da parte degli avvocati (che però, come affermato dal Consiglio di Stato nella citata sentenza 2630/2005 non è vincolante per il giudice), altrimenti procede in via forfettaria alla liquidazione della stessa. (Sentenza della Corte dei Conti Sez. Abruzzo n.462 del 18.7.2006)

Dipartimento per gli Affari Interni

Contatti

informazione quotidiana indipendente

Campania / Hotter Chile amazonshoes grigio eAJrDlSF
/ Interno
Pubblicato su da infosannio Scarpa adidas superstar bold bianca/nero scuderistore bianco Pelle iIRosI

Ricerche di responsabilità e polemiche intorno al gioiello medievale che sorge sui colli tifatini. Intanto la parte di muro già crollata è un ulteriore e severo avviso. Lo sdegno di Laura Lonardo (Apollon)

Ricerche di responsabilità polemiche intorno al gioiello medievale colli tifatini. Intanto la parte di muro già crollata è un ulteriore e severo avviso. Lo sdegno di Laura Lonardo (Apollon)

CAPUA (Raffaele Raimondo) – Furioso crescendo di ricerche delle responsabilità corredato di inevitabili polemiche. E’ cronaca di questi giorni sulla stampa cartacea e sul web, cronaca del crollo di una parte di muro costruito in età romana, a protezione del tempio di Diana tifatina dalle frane. L’antico luogo di culto pagano in sèguito diventato cristiano, con l’erezione di una basilica arricchita da stupendi affreschi che i monaci benedettini commissionarono in epoca medievale.

Prudenti e concretamente risoluti i nostri progenitori a lungo dominatori in una vasta area del continente europeo; tentennanti e lente molte autorità di quest’epoca preposte alla tutela del patrimonio monumentale. Le richieste e le accuse fioccano, appunto, nei confronti dei vari livelli di tali responsabilità e sembrano destinate a dilatarsi/ingigantirsi ancora di più.

Sulla stampa cartacea e sul web, dicevamo. Basti pensare ai ben documentati articoli firmati, nei giorni scorsi da Nadia Verdile e Giulio Sferragatta (Il Mattino) e Gianluca Rocca (Cronache di Caserta); per l’informazione, online Appia Polis in antesignana e primissima fila.

Se l’ottima penna della Verdile, ad esempio, s’è adoperata per riportare (ascoltate le classiche “due campane) considerazioni e obiezioni del soprintendente Salvatore Buonomo e di Laura Lonardo presidente dell’associazione Apollon onlus, bisogna dare atto ad Appia Polis d’essere stata (e di essere tuttora) molto attenta ai rischi preconizzati, nel settembre 2017, e messi in chiaro ordine, anche cronologico, nell’articolo “ La basilica di Sant’Angelo rischia il crollo…Ecco perché ”, per poi tornare sulla quaestio nel febbraio di quest’anno con un “pezzo”, a firma di Francesco Capo, intitolato “ Due grida di allarme per la basilica di Sant’Angelo in Formis ” e sottotitolato “ Ma il sottosegretario Cesàro non risponde ”.

60 Se l’intenzione precedente non causa l’azione nelle sue due componenti, allora non è soddisfatta, ossia non si compie intenzionalmente l’azione che ne risulta. Precisamente questo è quello che capita nei “contro-esempi” di Chisholm, Davidson e Dennett. Nel caso di Chisholm, ad esempio, l’intenzione precedente causa il movimento corporeo di Luigi che porta all’uccisione di Paolo, ma non causa un’intenzione in azione che abbia come contenuto rappresentazionale (e quindi come condizione di soddisfazione) l’uccisione di Paolo. Il contenuto rappresentazionale in quel caso non ha nulla che fare con Paolo.

61 Va anche detto che ci sono azioni in cui non c’è movimento corporeo, ma ci sono altre condizioni di soddisfazione. Se ti dico “non muoverti”, in questo caso il movimento corporeo è nullo. Oppure ti dico “forma un immagine mentale della Tour Eiffel”. In tal caso il movimento corporeo è formare un’immagine mentale. Quindi “movimento corporeo” è qui l’abbreviazione di “movimento corporeo, o negazione di movimento, o azione mentale, e così via”. Si possono avere condizioni di soddisfazione diverse dal semplice movimento corporeo. Ci tengo però a chiarire che io non voglio distinguere due di intenzionalità: c’è solo una nozione di intenzionalità e questa è la nozione di rappresentazione di condizioni di soddisfazione, dove la rappresentazione ha luogo sotto un aspetto e in relazione a una Rete e uno Sfondo 41 . Questa è la nozione di intenzionalità. Quando l’ho esaminata ho scoperto una cosa: che i fenomeni intenzionali funzionano causalmente e che è parte della loro intenzionalità che debbano funzionare causalmente. La causalità intenzionale è una caratteristica basilare biologica dell’universo. È una caratteristica di tutta la coscienza umana, direi anche di molta coscienza animale e, per quanto ne so, non è mai stata studiata dai filosofi dal punto di vista della sua componente intrinsecamente causale.

62 L’intenzionalità come fenomeno biologico prende forma dall’autoreferenzialità causale. Perché? Probabilmente perché è essenziale alla sopravvivenza dell’animale che sia in grado di percepire e di agire sul suo ambiente: l’apparato dell’intenzionalità incorpora la relazione causale fra l’ambiente e l’animale, e questa è una condizione di successo per l’animale. L’animale non può sopravvivere se non può vedere l’ambiente come davvero è, e se non può agire nell’ambiente secondo le proprie intenzioni. La nozione di intenzionalità deve incorporare tutto questo. Ci sono poi anche altri casi di intenzionalità, dei quali spesso i filosofi preferiscono parlare, ad esempio la credenza. Spesso i filosofi dicono che parleranno di intenzionalità ma poi di fatto parlano di credenza. Però bisogna tener presente che la credenza è un caso speciale di intenzionalità, dal momento che non ha la componente causale.

63 L’intenzionalità, inoltre, non ha sempre come fine l’azione nel senso di un movimento corporeo, infatti a volte si manifesta negli artefatti. È qui in questione la distinzione tradizionale fra e 42 . Il caso più interessante a questo riguardo sono le opere d’arte. Qual è la differenza fra un’opera d’arte e un oggetto naturale, una cascata per esempio? La differenza più evidente, secondo me, è che puoi vedere qualcosa come un’opera d’arte solo nella misura in cui la vedi come un prodotto dell’intenzionalità umana. C’è una differenza fra guardare le Alpi laggiù, e guardare un dipinto di Cézanne. Quando guardi un dipinto di Cézanne sei sorpreso di come l’autore la scena visiva. Questo esempio che ho scelto non è casuale: Cézanne ha dipinto la stessa montagna – il monte Sainte Victoire – molte volte, ha dato ogni tipo di interpretazione alla stessa scena visiva. Quello che qui intendo sottolineare – ma forse questa è una posizione personale, non ho al momento una vera teoria su questo – è che l’esperienza estetica richiede la percezione dell’oggetto come di un prodotto dell’intenzionalità umana. Senza intenzionalità non c’è nessun . C’è certo il contro-esempio degli Non sono però sicuro che siano davvero di per se stessi:una bella roccia, la metti sulla tua scrivania e dici questo è un , io intendo quel “”almeno come il segno di qualcosa di intenzionale. Se la roccia cade da un albero e ti colpisce in testa, non la considero come un non la considero proprio. La differenza fra l’apprezzare la natura e l’apprezzare gli oggetti d’arte è connessa con l’intenzionalità dell’estetica. Non ho una teoria adeguata per questo, me ne rendo conto. È uno scandalo. Non ho una teoria degli oggetti d’arte che mi soddisfi, e quelle che conosco non mi soddisfano affatto. Ho provato una volta a scrivere un articolo sulle figure (), ma non ne ero soddisfatto. Io sono un e nel mio interesse ossessivo in cose come 43 e la rappresentazione pittorica in genere, ho sviluppato un odio appassionato nei confronti dell’espressionismo astratto. Fino a quel momento mi era piaciuto l’espressionismo astratto, ma poi... Mi ricordo che una volta andai al Museo d’Arte di Chicago, nella parte sotterranea dell’edificio, ed eccoli lì, Pollock, Rothko, e tutti gli altri: “Ecco, ecco dove vi meritate di stare, sottoterra!” dissi tra me e me. Si trattava di una risposta irrazionale da parte mia, perché ero ossessionato dall’idea di spiegare come gente come Rogier van der Weyden e tutti gli altri avessero potuto fare quello che hanno fatto, come avessero raggiunto quegli effetti incredibili di rappresentazione pittorica. Mi sembrava che gli espressionisti astratti stessero imbrogliando. In ogni caso quella fu una reazione irrazionale, adesso ho cambiato idea al riguardo. Allora avevo reagito così perché mi trovavo in una fase particolare in cui ero ossessionato da un particolare problema della rappresentazione. Ho anche scritto un brutto articolo su . In ogni caso, io penso che si comprenda – o forse dovrei dire io penso di comprendere – un’opera d’arte come un’opera d’arte solo nella misura in cui siamo in grado di scorgere l’intenzionalità che c’è dietro. Se sento un bel rumore che il vento fa tra gli alberi o che l’acqua fa in una cascata, non penso che sia musica. Può essere piacevole, ma non è musica.

64 Ora torniamo alle azioni e prendiamo in considerazione azioni più complesse, in cui l’intenzione precedente è costituita da un piano più articolato rispetto a quello semplicissimo di alzare il braccio. Le intenzioni precedenti sono chiamate anche piani e sono costituite dalle decisioni. Fra decidersi, avere la decisione, realizzare la decisione e continuare a fare ciò che ci si era proposti ci sono delle lacune. Vedremo in una delle prossime lezioni (la iv ) come questo abbia una rilevanza per la mia teoria del libero arbitrio. In questi casi più articolati, si compie un’azione compiendone altre . Le relazioni che ci sono fra le varie azioni possono essere relazioni causali, ma può esserci anche una relazione di costituzione, ovvero quando fare qualcosa costituisce il fatto di farne un’altra. Ad esempio, Gavrilo Princip uccide Francesco Ferdinando a Sarajevo perché vuole colpire l’Austria e vendicare la Serbia. Cosa fa per realizzare la sua intenzione? Molte cose, fra cui:

GognaBlog

GognaBlog

dal dicembre 2013 è quotidiano d’informazione interattiva (storia, cultura e attualità) su tematiche quali: Montagna estiva e invernale, Alpinismo, Arrampicata, Outdoor, Avventura, Ambiente, Libertà d’azione, Libertà di pensiero

Leggere, intervenire, diffondere!

Immaginiamo l’alpinismo del 2000

6 maggio 2018 GognaBlog Un commento 4

Immaginiamo l’alpinismo del 2000

Lettura : spessore-weight(3), impegno-effort(3), disimpegno-entertainment(3)

Lettura

Esattamente trenta anni fa, il 6 maggio 1988, si teneva a Trento, nell’ambito del Film Festival, il convegno Immaginiamo l’alpinismo del 2000 , ideato dal direttore Emanuele Cassarà . Con la moderazione di Leonardo Bramanti , presidente generale del CAI, erano relatori Dennis Gray , segretario generale del British Mountaineering Council, ed Enrico Camanni , allora direttore della rivista Alp .

Emanuele Cassarà Leonardo Bramanti Dennis Gray Enrico Camanni

Tra gli interventi del pubblico ci furono quelli di Jim Bridwell , Kurt Diemberger , Spiro Dalla Porta Xydias, Michel Drapier, Bepi De Francesch, Silviane Tavernier, Paola Gigliotti, Bernard Amy , Alessandro Giorgetta, Allen Steck , Royal Robbins , Henri Henrion, Franco Alletto, Andrea Mellano (presidente della FASI, Federazione Arrampicata Sportiva Italiana), Christophe Profit , Michele Dalla Palma, Alessandro Gogna , Bernard Newman (direttore di Mountain ), Wanda Rutkiewicz , Hans Marguerettaz e Riccardo Cassin .

Jim Bridwell Kurt Diemberger Bernard Amy Allen Steck Royal Robbins Christophe Profit Alessandro Gogna Bernard Newman Wanda Rutkiewicz Riccardo Cassin

Proponiamo qui le due relazioni portanti e i due interventi di Gogna e Newman.

Relazione di Dennis Gray (segretario generale del British Mountaineering Council)Ringrazio il Presidente del Club Alpino Italiano per la sua introduzione e ringrazio anche gli organizzatori del Festival per avermi invitato. Ho fatto parte della Giuria Internazionale ed è stato molto interessante vedere tutti i film, anche se faticoso – mi sono venuti gli occhi strabici. Io sono profondamente convinto che non vale la pena dire agli arrampicatori – dettare ai giovani arrampicatori – ciò che dovrebbero e ciò che non dovrebbero fare. L’unica cosa che mi permette di parlare oggi è che quando sei stato attivo per un lungo periodo – sei testimone di molte evoluzioni – a volte puoi parlare di più argomenti rispetto a coloro che hanno meno esperienze. Vi prego di accompagnarmi in un viaggio immaginario, come se fossimo seduti qui nell’anno 2001. Come nel film The time machine un anziano scalatore Albert F. Mummery, che è morto alla fine del secolo scorso mentre affrontava una scalata veramente difficile al Nanga Parbat, è ritornato in vita per essere con noi, ed è arrivato qui oggi. È il 2001. Egli indossa la sua giacca di tweed e i suoi scarponi chiodati. Da uno dei maggiori scalatori attuali viene informato dei progressi fatti nel campo dell’alpinismo dai suoi giorni a oggi. Oggi possiamo salire le pareti nord delle Grandes Jorasses, del Cervino e dell’Eiger in mattinata; nel campo dell’arrampicata pura su roccia raggiungiamo difficoltà impensabili. L’Everest è stato salito lungo la sua cresta nord-ovest in una sola nottata a lume di pila frontale. Impressionante, è la risposta di Mummery. Ma soffermandosi a pensare un attimo pone le domande: ma avete ancora la musica, avete ancora la poesia, vi divertite ancora? Vi divertite ancora a leggere avventure? Amate ancora le Montagne? Perché senza queste cose, ne vale la pena? Le conquiste sono transitorie mentre amicizia, bellezza, amore e verità sono senza tempo.

Chi Siamo

La Confederazione Italiana Kendo (CIK) si occupa di promuovere le discipline di Kendo, Iaido, Jodo e Naginata sul territorio italiano.

Chi Siamo

Privacy e Trasparenza

Seguici

Copyright © 2018. Confederazione Italiana Kendo, via Diaz 30/7 25100 Brescia. P.IVA 03586960175. Tutti i diritti riservati. Credits: Siti Web Torino .